La corsa
Dalla sommità del costone roccioso chiamato “Pietra Spaccata”, al suono delle campane, fino a 30 partecipanti si lanciano a piedi nudi lungo un sentiero impervio tra rocce, boschi e rovi. Scendono fino al torrente Vella e, senza mai fermarsi, risalgono di corsa le vie del paese per raggiungere l’altare della Madonna di Loreto.
I piedi si lacerano sulle pietre, il fiato si spezza, ma la determinazione è più forte del dolore. All’arrivo, molti si accasciano stremati: è il momento più intenso di un rito che è insieme prova fisica e atto di devozione.
Il Palio e la festa
Il premio è il simbolico “Palio”, un taglio di stoffa di lana un tempo prezioso nel Medioevo. Ma il vero riconoscimento è l’onore: il vincitore viene portato in trionfo per le vie del borgo, accompagnato dalla banda musicale, mentre parenti e amici offrono vino e dolci in segno di festa e prosperità.
Due ore prima si svolge anche la corsa degli “zingarelli”, dedicata ai bambini, testimonianza di una tradizione che continua a essere tramandata di generazione in generazione.
Un rito tra storia e contemporaneità
Le origini della corsa si intrecciano tra voto religioso e antiche selezioni militari legate alla famiglia Caldora. Nel 2021 il documentario Carne Et Ossa, diretto da Roberto Zazzara, ha raccontato il significato profondo di questo evento, sospeso tra sacro e identità collettiva.
È attualmente in corso l’iter per la candidatura della Corsa degli Zingari a Patrimonio Immateriale dell’Umanità, un riconoscimento che valorizzerebbe ulteriormente una delle tradizioni più autentiche d’Abruzzo.





















