Un rito tra sacro e natura
Protagonista è San Domenico Abate, abate benedettino vissuto tra XI e XII secolo, venerato come protettore contro i morsi di serpenti e cani rabbiosi.Ma le radici del rito sono ancora più profonde. Si intrecciano con i culti italici dedicati alla dea Angizia, venerata dai Marsi come dominatrice dei serpenti e guaritrice. Con il tempo, il cristianesimo ha assorbito e trasformato questi riti antichi, dando loro nuova luce.Il serpente, simbolo ambivalente di paura e guarigione, diventa ponte tra terra e cielo.
La processione: il momento che toglie il fiato
Quando la statua del Santo esce dalla chiesa della Madonna delle Grazie, il silenzio è carico di attesa. Poi li vedi.Decine di serpenti vivi – tutti rigorosamente non velenosi – si attorcigliano attorno al bastone, alle braccia, al volto del Santo. Sono portati dai serpari, uomini e donne del posto che da generazioni conoscono, catturano e custodiscono questi rettili con rispetto. È un’immagine che scuote.
Eppure non c’è violenza. C’è controllo, conoscenza, cura. Toccare un serpente, per molti, diventa un gesto simbolico: affrontare la paura, trasformarla, domarla. Un atto di liberazione. Ogni anno arrivano oltre 20.000 persone: devoti, studiosi, curiosi, fotografi. In un’Italia che corre, Cocullo invita a fermarsi.
Una comunità che resiste
La Festa dei Serpari non è una cartolina per turisti. È carne e sangue. Ha superato guerre, terremoti, pandemia.
I giovani partecipano, studiano, si formano. Antropologi, musicisti, ricercatori affiancano la comunità. Qui la tradizione non è museo. È vita condivisa. Come ha ricordato Mons. Michele Fusco, vescovo di Sulmona-Valva: “Non siamo fatti per strisciare, ma per innalzarci”. Il serpente, messo “in alto” durante la processione, diventa simbolo di elevazione. Una metafora potente in una terra di montagne e fatica.
Scienza e tutela: un esempio unico in Europa
La festa è anche un laboratorio di conservazione ambientale.Da oltre 15 anni è attivo un progetto scientifico con erpetologi, veterinari e università italiane. I serpenti vengono censiti, monitorati, analizzati e poi riportati nel loro habitat naturale. Nessuna crudeltà. Solo rispetto e conoscenza.È un esempio virtuoso di collaborazione tra tradizione popolare e ricerca scientifica. Citizen science nel cuore dell’Abruzzo interno.
Un 1° maggio diverso
Qui il lavoro si celebra in modo silenzioso.
Si celebra la fatica della montagna, la pazienza dei contadini, la resilienza delle aree interne. Tra case in pietra, ciambelle metà dolci e metà salate, volontari e pellegrini, Cocullo diventa un grande abbraccio collettivo. Non importa da dove vieni. Quel giorno sei parte del rito.
Perché vivere la Festa dei Serpari almeno una volta
Perché non è solo un evento. È un’esperienza che ti mette davanti alle tue paure. È un’Italia diversa, lontana dai cliché. È l’Abruzzo più autentico, quello che non si piega, che custodisce e trasmette. Se vuoi scoprire una tradizione unica in Europa, dove fede, natura e comunità si intrecciano da secoli, segna questa data: 1° maggio, Cocullo. E quando guarderai negli occhi un serpente avvolto attorno a un santo, forse capirai che l’Abruzzo non si visita soltanto. Si vive.





















