Quattro giorni. Sei borghi. Duecento chilometri di strade di montagna che salgono, scendono, si stringono in tornanti, si aprono su panorami che non avresti mai pensato di trovare in Appennino. Un anello che parte da Pescasseroli e ci ritorna chiudendo il cerchio, passando per il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — il più antico d’Italia, fondato nel 1922.
Qui non c’è una sola cosa “da vedere”. Ce ne sono molte, e sono diverse tra loro. Le pareti dolomitiche della Camosciara sembrano un pezzo di Dolomiti caduto nel cuore d’Italia. Le faggete UNESCO della Val Fondillo hanno alberi di 560 anni. A Villetta Barrea i cervi camminano in paese al tramonto. La Cripta di Epifanio all’Abbazia di San Vincenzo al Volturno conserva un ciclo di affreschi del IX secolo che è uno dei più importanti d’Europa. A Scanno le anziane indossano ancora il costume tradizionale, gonna in panno di lana che pesa quindici chili. E sopra Scanno, il Lago a forma di cuore.
Adatto alle famiglie, all’auto, a chi viaggia con bambini in cerca di sentieri facili e momenti di pausa. Pieno di soste possibili: borghi medievali, musei naturalistici, aree faunistiche, castelli, abbazie, laghi balneabili, trenini turistici, stazzi di pastori dove si lavora il formaggio. Il periodo migliore va da maggio a ottobre, con il culmine in settembre-ottobre per il bramito del cervo e il foliage delle faggete. La cucina è quella della transumanza: pasta alla chitarra al ragù di cervo, arrosticini di pecora, pecorino di pascolo, Pan dell’Orso, Genziana.
Si parte da Pescasseroli, capitale del Parco e patria di Benedetto Croce. Si torna a Pescasseroli, dopo aver attraversato due regioni, sei borghi, e una geografia di silenzi che non si dimentica.
Pronto?
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