C’è un momento, sulla SS17bis che sale verso Campo Imperatore, in cui il bosco finisce di colpo. Un tornante, e poi basta: davanti a te si apre un altopiano enorme, verde, silenzioso, che non sembra Italia. E se sei lì a giugno, o ai primi di luglio, puoi vederle — le pecore. Centinaia di pecore che pascolano sull’erba corta, accompagnate da pastori con il bastone e da cani bianchi enormi che ti fissano senza muoversi. Non è un’attrazione turistica. È un mestiere che va avanti, più o meno uguale, da duemila anni.
Quello che stai guardando si chiama transumanza — e questo itinerario ne segue le tracce per 95 chilometri, scendendo dal tetto dell’Appennino fino alla piana di Capestrano, passando per borghi di pietra che esistono solo perché di qui passavano le greggi. Il Regio Tratturo L’Aquila-Foggia è il più lungo d’Italia: 244 chilometri di strada d’erba larga 111 metri, percorsa ogni anno per secoli da milioni di pecore verso i pascoli invernali del Tavoliere delle Puglie e poi di ritorno. Nel 2019 l’UNESCO ha riconosciuto la transumanza come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ma qui la praticavano molto prima che qualcuno pensasse di darle un nome.
Otto tappe, tre-quattro giorni, tre Presìdi Slow Food — il canestrato di Castel del Monte, la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, lo zafferano dell’Aquila DOP. Tre Borghi più belli d’Italia. Un guerriero di pietra di 2.600 anni fa che aspetta alla fine del percorso per chiudere il cerchio. E, se sei fortunato con i tempi, la possibilità di camminare un giorno intero con le pecore sul tratturo, in compagnia di un pastore che fa quel mestiere da tutta la vita. Non aspettarti un tour dei borghi medievali come tanti altri. Il filo conduttore qui è uno solo: le pecore. Tutto il resto — le torri di avvistamento, le chiese in aperta campagna, i formaggi, le streghe, i campi viola di zafferano — si spiega da lì.
Preparati a partire. Si sale.
che è stata.
Si parte.
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